ACQUA FONTE DI VITA, ACQUA BENE COMUNE

8 agosto 2026 | Di Walter Nicoletti

L’emergenza idrica ci pone di fronte ad un quadro globale molto preoccupante, ma nello stesso tempo ci esorta a mettere in campo strategie di cambiamento e mitigazione che potrebbero migliorare il nostro rapporto con l’ambiente.

Il mondo ha sempre più sete, mentre i costi per la produzione delle derrate alimentari aumentano a ritmo battente.

Ogni anno nel mondo perdiamo 50.000 chilometri quadrati di superficie coltivabile per via dei cambiamenti climatici. In Italia, paese nel quale la cementificazione è di casa e il consumo di suolo è il doppio della media europea, i danni alle colture ammontano a 4 miliardi di euro per ogni stagione produttiva. Sulle Alpi, dove le produzioni rientrano nel campo dell’agricoltura di montagna, i cambiamenti climatici si esprimono in modo spesso estremo, rivelando un’inaspettata fragilità del territorio.

Impianto di irrigazione a goccia
© Foto di Alessandro Holneider

L’acqua al centro

Di fronte a questi dati salta agli occhi la necessità di una strategia complessiva che si frapponga alle cause che generano l’innalzamento delle temperature legate all’aumento costante della CO2, oltre ad una serie di misure di mitigazione dei fenomeni estremi.

Mentre i cosiddetti “padroni del mondo” sono impegnati in quella che Papa Francesco definiva la “terza guerra mondiale a pezzi” e i finanziamenti pubblici vengono utilizzati per lo più nella costruzione di armi distruttive per l’umanità e l’ambiente; è necessario che i cittadini e le cittadine di ogni dove esigano dai propri governanti misure coerenti e concrete per ridurre l’impronta ecologica di tutti i sistemi produttivi, dell’energia e della mobilità.

Parallelamente a questo dobbiamo chiedere che nei paesi e nelle città siano elaborate delle piccole e grandi contromisure per rendere il nostro ambiente più verde, gradevole e resiliente sia per quanto riguarda l’innalzamento costante delle temperature, sia per le forti precipitazioni e i fenomeni più aggressivi. Analogamente, è necessaria una campagna permanente rivolta al risparmio dei consumi idrici sia per scopi civili che agricoli e industriali.


Nuovi (e piccoli) bacini in quota

Sul versante dell’agricoltura di montagna (è ricordiamoci che l’Italia è soprattutto un paese contrassegnato dalle terre alte e dalle aree interne) urge la definizione di una strategia nazionale che ponga al centro delle politiche pubbliche il tema dell’acqua. È quanto viene auspicato dalla Coldiretti e dall’ANBI, l’Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, che insieme hanno proposto il “Piano Invasi”. Stiamo parlando della realizzazione a livello nazionale di 10.000 nuovi bacini idrici multifunzionali per trattenere oltre il 50% dell'acqua piovana oggi dispersa, garantendo le scorte necessarie durante i periodi di siccità e contribuendo nello stesso tempo alle opere di manutenzione delle infrastrutture esistenti.

In un territorio come quello trentino, le opere previste avrebbero ovviamente anche una funzione importante per quanto concerne la protezione civile e l’approvvigionamento degli acquedotti e non necessiterebbero di grandi dimensioni. La strategia potrebbe pertanto consistere in strutture di contenimento realizzate a basso impatto ambientale ed estetico e soprattutto diffuse sul territorio in modo tale da garantire il trattenimento dell’acqua in quota nei periodi di forte precipitazione ed il conseguente rilascio a valle nei periodi siccitosi.

Confluenza tra il torrente Noce e il fiume Adige
© Foto di Gianluca Primon

Una strategia provinciale

Mentre i sistemi irrigui si stanno spostando sempre di più verso l’irrigazione di precisione, grazie alle nuove tecnologie che consentono di individuare l’esatto fabbisogno delle piante; si profila con sempre più insistenza una “strategia provinciale” per migliorare la gestione dell’acqua e delle politiche di mitigazione del clima. È qui che ci pare opportuna una riflessione sul futuro di Dolomiti Energia, la multiutility a prevalente capitale pubblico per la quale è prevista l’entrata in borsa. In questo momento ci limitiamo solo a ribadire la necessità di privilegiare investimenti che puntino non agli utili aziendali, ma al bene pubblico delle comunità locali, investendo a monte delle città di Trento e Rovereto in opere che preservino sia la risorsa idrica, sia la sicurezza del territorio impegnato sul fronte dall’agricoltura di montagna.

L’acqua è infatti un bene pubblico che deve prescindere da utili e dividendi, così come dagli appetiti dei privati.

L’acqua è la condizione fondamentale per garantire la vita e per la stessa agricoltura e per questo continueremo ad occuparci di questo argomento. Continuate a seguirci sui nostri canali per non perdere i prossimi approfondimenti.

Avanti
Avanti

PERCHÉ LA DE.CO. È COSÍ IMPORTANTE PER RILANCIARE LE MALGHE TRENTINE?